Che narrazione di loro stessi e degli altri hanno gli incazzados? Che cosa accomuna il Pd e la tecnocrazia? Che cosa rende un certo tipo di militante politico convinto della propria natura di unico custode della vera rivoluzione possibile, che è quella che regolarmente non accade mai perchè poi secondo lui stesso il Potere tutto mistifica e falsifica se non, nella peggiore delle ipotesi, manipola e reprime?
Le esperienze della sinistra radicale in Italia e, potremmo aggiungere, di certo grillismo contemporaneo (ma anche del populismo berlusco-leghista) sono la dimostrazione concreta di una narrazione "inflessibile e frazionista" che manda a puttane il tesoro di soggettività racchiuso nel mai troppo rimpianto "movimento dei movimenti" di fine anni novanta?
Il Pd attuale non è altro che il vecchio Pci paternalista con in più la sottrazione (ma l'idea viene meglio resa dal termine "evacuazione") della lotta di classe come categoria concettuale per reagire alle diseguaglianze e alle sofferenze della gente?
Uno stimolante tentativo di pensiero laterale utile ad astrarre dalle contingenze delle escort e del crash finanziario:
questo articolo di Andrea Inglese comparso su Nazione Indiana lo leggo così.
Affinchè "narrazione" non sia una esclusiva terminologica di Nichi Vendola. E affinchè si torni a parlare di lotta di classe. Non nel senso marxista, ma proprio nel senso di lotta "dotata" di classe. La classe dell'analisi e della riflessione sui cosiddetti "grandi temi" e sulle categorie fondative dell'Agire politico. In una formula, speculazione filosofica vs sperculazione politicante (e, ahimè, spesso anche mediatica) alle vongole. E così sia.
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